La mancanza di ossigeno durante il sonno accelera la malattia di Alzheimer?

La mancanza di ossigeno durante il sonno accelera la malattia di Alzheimer?

Disturbi respiratori durante il sonno potrebbero svolgere un ruolo insospettato nello sviluppo della malattia di Alzheimer. Le apnee ostruttive del sonno, un disturbo frequente caratterizzato da ripetute interruzioni della respirazione durante la notte, espongono il cervello a cicli di mancanza di ossigeno seguiti da riossigenazione. Queste variazioni, chiamate ipossia intermittente, non sono prive di conseguenze per le cellule cerebrali, in particolare per gli astrociti. Queste cellule, a lungo considerate semplici sostegni dei neuroni, agiscono in realtà come sensori di ossigeno e regolano l’infiammazione, il flusso sanguigno e l’eliminazione dei rifiuti tossici nel cervello.

Quando una persona soffre di apnee del sonno, i suoi astrociti subiscono uno stress ripetuto. Normalmente protettivi, diventano allora fonte di squilibri: producono una maggiore quantità di molecole infiammatorie e radicali liberi, sostanze che danneggiano i neuroni. Ora, questi stessi meccanismi sono coinvolti nella malattia di Alzheimer, dove si osserva un accumulo anomalo di proteine tossiche come la beta-amiloide e una degenerazione progressiva delle cellule cerebrali. Gli astrociti, perdendo la loro funzione protettiva, potrebbero così favorire la comparsa e il peggioramento delle lesioni tipiche della malattia.

Gli studi epidemiologici confermano un legame tra apnee del sonno e declino cognitivo. Le persone affette da apnee gravi presentano un rischio maggiore di sviluppare demenza, compresa la malattia di Alzheimer. Questo rischio sembra ancora più marcato nelle donne dopo la menopausa, probabilmente a causa di cambiamenti ormonali e metabolici. Al contrario, i pazienti affetti da Alzheimer presentano più spesso disturbi respiratori notturni, suggerendo una relazione a doppio senso tra queste due condizioni.

Il trattamento delle apnee con pressione positiva continua, che mantiene aperte le vie respiratorie durante il sonno, potrebbe offrire una pista per rallentare il declino cognitivo. Migliorando l’ossigenazione del cervello, questo approccio riduce lo stress ossidativo e ripristina parzialmente il metabolismo cerebrale. Sebbene i risultati rimangano preliminari, aprono la strada a una migliore gestione dei fattori di rischio modificabili della demenza.

Queste scoperte sottolineano l’importanza di individuare e trattare le apnee del sonno, non solo per migliorare la qualità del sonno, ma anche per proteggere il cervello a lungo termine. Invitano inoltre a esplorare nuove strategie terapeutiche mirate specificamente al malfunzionamento degli astrociti, al fine di spezzare il circolo vizioso tra mancanza di ossigeno, infiammazione e neurodegenerazione.


Sources utilisées

Source du rapport

DOI : https://doi.org/10.1007/s11325-026-03651-w

Titre : Astrocytes at the crossroads of obstructive sleep apnea and Alzheimer’s disease: from oxygen sensing to neurodegeneration

Revue : Sleep and Breathing

Éditeur : Springer Science and Business Media LLC

Auteurs : J. Cabot; J. B. Soriano; A. Alonso-Fernández; J. J. Rodríguez; J. J. Merino; L. Cànaves-Gómez; N. Gayà-Caro; X. Busquets

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